Morti di carta

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Di Alicia Gimenez Bartlett

Stavolta la narrazione di Alicia Gimenez Bartlett ci conduce nel mondo falso, consumista e pericoloso della cronaca rosa e del gossip. Mondo dal quale, istintivamente, prendiamo le distanze, perché lo consideriamo soltanto futile, fatuo e privo di contenuti.

Tutte queste connotazioni sono vere, ma nella gabbia consumista che abbiamo costruito anche le notizie futili sono merce di scambio e valgono soldoni: si può, per denaro, rovinare la reputazione di qualcuno che ci risulta scomodo, oppure costruire un mito in quattro e quattr’otto, oppure denigrare con falsi argomenti gli avversari politici, oppure esaltare un ciarlatano costruendogli attorno l’aura dell’artista, eccetera. Ovviamente, tale tipo di stampa “vende” tanto meglio quanto più è vasto il pubblico degli ignoranti, semianalfabeti, non in grado di valutare argomentazioni, o di ricercare verifiche e controprove.

Petra Delicado e Fermin Garzon, i due investigatori di Barcellona che conosciamo già, si ritrovano impelagati fra cinque omicidi concatenati, in cui vengono impiegati anche killer professionisti, in un intrigo che ci prende non solo per l’efferatezza e la brutalità dei crimini, ma soprattutto per l’attento esame degli equilibri dinamici che si determinano fra gestori dell’informazione, ambienti politici e mondo degli affari.

La macchina del fango che diventa filone d’oro di una miniera che attira gli appetiti di molti soggetti: ecco ciò che consente a Petra Delicado di elaborare le sue preziose considerazioni sull’atto del delinquere. Chiunque di noi, all’occorrenza, può diventare un delinquente, perciò la condanna morale dell’omicida è sempre ferma e severa, ma mai categorica.

Tutto ciò che è umano ci appartiene. L’umorismo dei dialoghi fra Petra e Fermin è la chiave che consente al giallo, tecnicamente perfetto, nel quale ogni pezzo del puzzle va a posto, di elevarsi ad autoanalisi, a punto di vista, ad autobiografia, a parte del mondo, a tranche del tempo. L’umorismo, tra l’altro, stempera lo squallore del contatto con un mondo terribile e disumano contro il quale Petra e Fermin elaborano sagacemente il vaccino dell’ironia.

Il tutto è condito dall’episodio della sorella di Petra in piena crisi familiare, che si separa dolorosamente dal marito e che si concede qualche avventura anche con elementi della polizia. Anche l’analisi del rapporto fra sorelle è condotta brillantemente al di fuori di ogni retorica e viene colta l’occasione per indagare sul rapporto dell’ispettore Delicado con la propria immagine di donna matura: il proprio aspetto troppe volte colpevolmente trascurato, diventa accusatore di un equilibrio che, spezzandosi, potrebbe far precipitare anche l’autostima.

Considerazioni oltremodo credibili e condivisibili. Un’analisi imperdibile dell’autovalutazione di una donna impegnata e profondamente umana.

Rosa La Rosa

Morti di carta
di Alicia Gimenez Bartlett

Editore: Sellerio

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