La casa di ringhiera

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Di Francesco Recami

La casa di ringhiera appartiene a un passato architettonico di edilizia popolare (prevalentemente lombarda) risalente ai primi decenni del secolo scorso. Il condominio, innalzato su pochi piani, era composto da appartamenti la cui porta d’ingresso era situata su un balcone/ballatoio, con tanto di ringhiera in ferro battuto, che dava su un cortile interno.

L’umanità che abitava il palazzo era un microcosmo piuttosto variegato, probabilmente rumoroso, ma forse allegro e solidale. Oggi in tempi di “privacy” a tutti i costi, il fascino della “casa di ringhiera” è innegabile. Immaginiamo subito un piccolo mondo fatto di personaggi sui caratteristici balconi comunicanti e ci viene subito in mente che la prospettiva della quotidianità cambia da quelle finestre, dalle quali gli inquilini possono osservare movimenti e luci del vicinato.

In questa atmosfera nasce il romanzo di Francesco Recami, scritto dopo la visita ad uno di questi edifici del capoluogo lombardo. La trama è presto detta. Il signor Amedeo Consonni è un amabile pensionato di mezza età.

Ex tappezziere di professione, ha arredato il suo appartamento secondo un gusto molto personale. Tende, copridivani, tappeti e mobili riflettono la sua anima elegante e appassionata che mal si concilia con il resto dei condomini. Il signor Consonni è, tutto sommato, soddisfatto della sua vita: nonno part-time per il suo nipotino di pochi anni, una spasimante di troppo all’interno del palazzo e una grande unica passione, quella per gli omicidi.

Egli è un abile classificatore, un uomo scrupoloso ed ordinato; quasi ai limiti della maniacalità, ha classificato tutti i casi di omicidi più o meno famosi incollando articoli di giornale, sottolineando notizie più o meno importanti, aggiungendo le sue impressioni.

Per questo, quando in un paese vicino avviene il brutale omicidio di un uomo sulla sessantina, appassionato di storia egizia, il signor Consonni inizia una nuova pagina del suo raccoglitore, si mette in viaggio e interroga bibliotecari e vicini di casa della vittima. Nel frattempo davanti alla sua finestra sul cortile, trascorre la giornata degli altri inquilini. Ci sono Erika e Antonio, nel monolocale vicino: lei ghiotta e provocante, lui maleducato.

C’è il vecchio De Angelis, che bada solo alla sua automobile e piantona il posteggio riservato nell’atrio. La professoressa Mattioli, cinquantenne affettuosa, attraente anche per l’alone di mistero che la circonda e che nemmeno l’informatissima signorina Mattei riesce a dissipare. Si arrabatta la famiglia dei bambini Gianmarco e Margherita: il padre è alcolizzato e la madre difende eroicamente il decoro dei suoi cari.

Su questo piccolo mondo, commovente nelle sue solo apparentemente futili passioni, improvvisamente cala un’atmosfera criminosa: Amedeo dalla contemplazione del male è costretto a passare all’azione investigativa. Infatti, negli appartamenti di ringhiera scompare un uomo e appare un cadavere di donna. E ciò provoca una ventata di equivoci e di sospetti che sconvolge gli inquilini.

E mentre i delitti del cortile marciano caoticamente verso una loro beffarda rivelazione, confuso, frastornato e travolto dagli eventi, Amedeo, senza volerlo, guida l’indagine alla verità. “La casa di ringhiera” però non è soltanto “un giallo e niente più “.

È invece ben altro perché la vera indagine è quella che porta lo scrittore Francesco Recami a indagare vizi e virtù del mondo piccolo borghese, spesso mediocre, quasi sempre anonimo, a volte volgare ed invisibile che l’Autore porta alla luce con umorismo, modestia ed eleganza.

Caterina Puleo

La casa di ringhiera
di Francesco Recami

Editore: Sellerio

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