Ricordato oggi Giuseppe Di Matteo, ucciso 21 anni fa dalla mafia

Un momento della commemorazione (foto Leas)

Al Giardino della Memoria di contrada Giambascio le celebrazioni nell’anniversario dell’omicidio

SAN GIUSEPPE JATO, 11 gennaio – A Giuseppe che non ha chiuso gli occhi… perché li ha aperti a noi”: è stato questo il titolo delle celebrazioni del XXI anniversario dell’omicidio di Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia lì dove sorge oggi il Giardino della Memoria. Studenti, amministratori locali e di Prato, rappresentanti delle associazioni di categoria e delle realtà locali, autorità e forze dell’ordine, volontari ed ex campisti di Estate Liberi si sono ritrovati questa mattina tutti insieme per ricordare il piccolo Giuseppe, nell’ambito del programma di iniziative messo a punto da Libera Palermo e dal Comune di San Giuseppe Jato.

“Questa data evoca una delle pagine peggiori della storia della nostra Isola – dice Giovanni Pagano, coordinatore provinciale di ‘Libera, Associazioni nomi e numeri contro le mafie’ - La barbarie mafiosa si è accanita contro un bambino, sono più di cento i bambini vittime innocenti delle mafie e ricordare Giuseppe significa anche palesare l'infondatezza di assurdi teoremi su una mafia buona e attenta a non colpire bambini. La storia di Giuseppe Di Matteo va ricordata ogni giorno anche perché aiuta le nuove generazioni a conoscere i mali della nostra terra, e vanno in questa direzione il recupero e la piena fruizione del Giardino della Memoria”.

Questa mattina al Giardino della Memoria di contrada Giambascio, a San Giuseppe Jato, autorità civili e militari, studenti di Altofonte e San Cipirello e volontari hanno ricordato il piccolo Giuseppe visitando il bene confiscato e ascoltando le testimonianze sulla sua storia dei giovani jatini soci dell’associazione LiberEssenze. E’ stato inoltre presentato in anteprima nazionale il romanzo "Il giardino della memoria" di Martino Lo Cascio, edito da Mesogea e dedicato al piccolo Giuseppe Di Matteo.

“L'11 gennaio di ogni anno per San Giuseppe Jato e la sua comunità si riapre una ferita - dichiara il sindaco di San Giuseppe Jato, Davide Licari - La barbara uccisione di Giuseppe Di Matteo e la drammatica prigionia lunga 779 giorni a cui lo hanno costretto i suoi carnefici, hanno rivelato il vero volto orribile della mafia e svelato anche ai miei concittadini lo spessore criminale dei ‘suoi’ capimafia di un tempo. Ritengo una vittoria essere tornati a ricordare Giuseppe, nel 21° anniversario, nel Giardino della Memoria a lui dedicato, sorto nel casolare dove è stato ucciso. Ciò è stato possibile grazie alla realizzazione della strada di accesso alla struttura negli ultimi anni rimasta impraticabile, i cui lavori saranno ultimati nei prossimi giorni. Un impegno, questo, che l'attuale Amministrazione Comunale è felicissima di avere mantenuto, che consentirà finalmente le visite delle scolaresche e lo svolgimento di attività e laboratori culturali. Oggi il nostro impegno,

insieme a Libera e ad altre associazione impegnate nel sociale, è volto a far nascere da questa storia triste esperienze positive di riscatto per la nostra città e per i suoi cittadini. Ne sono stati alcuni esempi il racconto del progetto ‘Chi Semina Racconta’ che ha coinvolto dieci donne del nostro territorio e la presenza di una importante delegazione dell'Amministrazione Comunale di Prato in segno di vicinanza e amicizia alla nostra comunità”. Ieri alle 19 è stata inoltre scoperta una targa commemorativa del piccolo Giuseppe in piazza Falcone e Borsellino a San Giuseppe Jato.

Alle celebrazioni di oggi erano presenti il Vicario del Prefetto di Palermo Giuseppa Scaduto, il colonnello dei Carabinieri di Monreale Piero Sutera, rappresentanti della Polizia di Stato, il sindaco di Villabate ed ex giudice Vincenzo Oliveri, il vicesindaco di Monreale Giuseppe Cangemi, i rappresentanti dei comuni di Camporeale, San Cipirello e Palermo, il direttore del Consorzio Sviluppo e Legalità Lucio Guarino, il direttore dell’Ente di sviluppo agricolo Fabio Marino, Valentina Fiore dell’ufficio di presidenza nazionale di Libera, i rappresentanti di associazioni di categoria e di realtà locali. Il vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, ha inviato una missiva che è stata letta nel corso delle celebrazioni.

“Esprimo a nome di tutta la Chiesa di Monreale – sono state le parole del presule - la più dura condanna per chi ha commesso questo atroce delitto che denota la mancanza del santo timor di Dio e dei valori morali fondamentali a partire dalla la sacralità della vita umana e dal rispetto degli elementari diritti dei bambini. Alla radice di questo e di altri orrendi delitti c’è l’asservimento al potere del maligno che è definito da Gesù” omicida fin da principio”.

Sono sicuro che il piccolo Giuseppe, come i santi innocenti uccisi da Erode, è un fiore meraviglioso nel giardino di Dio, è una nuova stella che brilla nel firmamento del cielo, è nel cuore di Dio ricco di misericordia circondato dagli angeli e i santi. La sua morte non può farci dimenticare coloro che brutalmente lo hanno ucciso, come i mandanti e i complici di questo orrendo delitto.

Anche se essi dovessero sfuggire alla giustizia umana – ha concluso Pennisi – se non daranno segni di vero pentimento e di riparazione del male fatto, non sfuggiranno alla giustizia di Dio. L’invito che come Chiesa ci sentiamo di rivolgere a loro è la conversione”.

Presenti anche molti dei familiari delle vittime di mafia, che fanno parte del settore Memoria di Libera, come la famiglia Agostino, Graziella Accetta, mamma di Claudio Domino, Antonio Zangara e Massimo Sole. “Memoria e impegno sono le parole che da più di 20 anni saldano le testimonianze dei familiari delle vittime innocenti di mafia in un grande racconto collettivo – dice il referente provinciale di Libera per la Memoria, Antonio Zangara – Libera, tra le tante storie di mafia, ha preso a cuore quella del piccolo Giuseppe Di Matteo. Storia che sconfessa il presunto riguardo mafioso verso le giovani vite, luogo comune secondo cui la mafia non uccide donne e bambini: Di Matteo a soli 12 anni è stato rapito e dopo 779 giorni di prigionia strangolato e sciolto nell’acido. Oggi più che mai restituire questa storia alla cittadinanza è di straordinaria importanza. Storia che, come tutte le storie di vittime innocenti, contribuisce a illuminare le coscienze, trasformando il momento di memoria in impegno”.

Alle attività hanno preso parte anche una delegazione del comune di Prato, composta da alcuni assessori e dal presidente del consiglio comunale, in segno di amicizia nei confronti di San Giuseppe Jato, e alcuni rappresentanti dei coordinamenti di Libera a Prato e a Bolzano e dei dipendenti della Coop Alleanza 3.0 di Rimini, ex campisti di Estate Liberi. Al termine della giornata si è tenuta la benedizione solenne di don Marco Natali.

 

Studio Valerio


 

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