La strage si poteva evitare? Un fatto che ingigantisce il nostro dolore

Marco Intravaia

"Mio padre sapeva di essere un 'morto vivente', ma restò a fare il proprio dovere"

MONREALE, 13 febbraio – “Mio padre, così come gli altri suoi commilitoni impegnati nella missione di pace di Nassiriya, sapeva di dover morire ed era consapevole di quello che poi, purtroppo, sarebbe successo”. Ad affermarlo è Marco Intravaia, figlio di una delle vittime, Domenico, vicebrigadiere dei carabinieri,a proposito della teoria secondo la quale  la strage si sarebbe potuta evitare con una condotta più accorta.

“Questa teoria – prosegue Intravaia – dice oggi quello che noi familiari sapevamo da tempo e cioè che i militari di Nassiriya erano e si sentivano dei “morti viventi” perchè sapevano che erano stati ignorati diversi “warning” dei servizi segreti non solo italiani, ma anche inglesi ed americani, che annunciavano l’attentato da parte dei terroristi. E che mio padre e gli altri suoi compagni fossero molto preoccupati e che non vivessero tranquilli lo si capiva dal tono della voce, anche se lui non ha mai esternato a noi familiari le sue preoccupazioni.

Il fatto che oggisi parli ancora di questo fatto – dice ancora Marco – non fa altro che aumentare il nostro dolore e ribadire, ancora una volta, il senso dello Stato di uomini come mio padre e dei suoi compagni che, pur sapendo di essere condannati, sono rimasti fino all’ultimo a compiere il loro dovere.
La mia famiglia, durante questi anni, pur conoscendo questa triste ed amara verità – conclude Marco Intravaia – ha sempre mostrato grande rispetto delle istituzioni e continuerà a farlo. Non abbiamo mai fatto polemiche e non ne faremo nemmeno oggi. Ci aggrapperemo ben saldi a quei valori che mio padre ci ha trasmesso e ci ha lasciato in eredità, ricordandolo non come un eroe, ma come un umile, ma grandissimo servitore dello Stato”.

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