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Le intermittenze della morte

Di José Saramago

Nello scorso giugno, alla morte di Saramago, non appena il Vaticano pubblicò il suo astioso, muriatico epitaffio sull’Autore, epitaffio che non conteneva nulla di letterario, avendo già letto diversi capolavori di Saramago, fra cui, appunto, “Le intermittenze della morte”, decisi subito che avrei letto di lui tutto quello che ancora mi mancava. La grazia e la leggerezza con cui l’Autore affronta “il tema dei temi” rimangono nel cuore e, come accade sempre coi bei libri, alla fine si vorrebbe continuare la lettura e stare ancora accanto ai personaggi. Strano, se si considera che il personaggio principale è proprio la morte!

In un Paese indefinito, il 31 dicembre inizia lo sciopero della morte: non muore più nessuno. Così siamo immersi lievemente, ma inesorabilmente nei problemi che tale sciopero determina per varie categorie: impresari di pompe funebri, gestori di case di riposo, ospedali, famiglie con anziani malati terminali; e ci si snocciolano vari punti di vista: del filosofo, del politico, del ministro delle finanze, della mafia, della chiesa: niente morte, quindi niente resurrezione, quindi niente chiesa!

Ultime della notte

Di Petros Markaris 

C’è un nuovo burbero commissario nell’universo librario: Kostas Charitos, greco di Atene.

Dai tempi di Maigret, la figura del commissario di polizia affascina ed intriga i lettori sotto tutte le latitudini. Costui possiede indubbiamente una spiccata personalità. Ha superato la cinquantina, un po’ appesantito nel fisico, si rilassa leggendo dizionari,il suo linguaggio è diretto e immediato, ama il suo lavoro ma ne è stressato e soprattutto è infastidito continuamente da tutto ciò che lo circonda: dai giornalisti d’assalto invadenti, colleghi invidiosi, superiori boriosi.

Ma soprattutto non sopporta tutto ciò che è entrato di prepotenza nel quotidiano, cioè il frenetico modo di vivere all’”occidentale”. È un commissario introverso, stressato, dalla sua vita personale e dal lavoro. Ombroso a volte fino a rasentare il livore, sempre in conflitto interiore con coloro che lo circondano.

Abbaiare stanca

Di Daniel Pennac

“Che cos’è un cane di razza?” “Una cosa inventata dagli uomini”.

Questo dialogo fra cani che Pennac fa svolgere fra Il Cane protagonista e il Nasale, compagno d’avventura al canile comunale, dice molto sul punto di vista dell’Autore e sul “messaggio” del libro. Nel nostro rapporto coi cani, spesso ne siamo “consumatori”: li usiamo come oggetti da sfoggiare, come l’auto di lusso, come status symbol.

Questo libro non è dedicato ai fanatici delle razze pure, ai tagliatori di code e di orecchie” ci avverte Pennac nella sua postfazione. Ciò a cui egli ci invita è “Né ammaestrato, né ammaestratore”: un rapporto d’amore nel senso più ampio e profondo della parola.

Il birraio di Preston

di Andrea Camilleri

Uno dei più bei romanzi di Camilleri, ma di non facile lettura, anzi, è una sfida: vuoi per la lingua scritta, anzi le lingue usate,  vuoi per la struttura del racconto: ma sono questi due elementi  che lo rendono particolarissimo.

Siamo all’indomani dell’unità d’Italia in una Sicilia, ormai diventata terra di conquista del “nord”, le autorità provengono da luoghi lontani parlano lingue poco comprensibili: il fiorentino, il milanese, il piemontese, addirittura il tedesco; inoltre la loro concezione della vita, il senso pratico, il modo di affrontare la quotidianità sono agli antipodi rispetto a quelli siciliani ed  essi non fanno nessuno sforzo per poter comprendere l’universo Sicilia, sono lì per un tempo determinato, quello di arricchirsi sfruttando e di conseguenza vessando in qualche modo la popolazione, anche con l’imposizione di uno spettacolo teatrale inviso.

Ipazia

Vita e sogni di una scienziata del IV secolo

Di Adriano Petta e Antonino Colavito

Quando racconto ai miei alunni che Eratostene, nel terzo secolo a.C., aveva già misurato il meridiano terrestre e che Aristarco di Samo nello stesso secolo, sosteneva già la teoria eliocentrica, qualcuno, regolarmente, mi chiede perché mai, allora, Cristoforo Colombo, nel 1492, dovesse ancora dimostrare la sfericità della Terra e perché Galilei fu costretto ad abiurare le sue teorie astronomiche nel 1633.

Noi anziani ci abbiamo fatto l’abitudine, ma agli occhi del ragazzo questo regresso scientifico, questo furto di 18 secoli nella ricerca scientifica è scandaloso e inaccettabile.

Maruzza Musumeci

di Andrea Camilleri

Quando iniziai la lettura del romanzo, intuii subito che questo libro era la rivisitazione di un mito, che Camilleri tratta con la delicatezza e il sorriso di uno scrittore siciliano profondamente innamorato della sua terra.

Il mito è reso reale, incarnato in un’umanità solare agreste e marina nell’autentico senso di questi aggettivi. L’uomo si lega al mito e di esso gode per tutta la vita ed anche oltre. Forse Maruzza è una sirena, ma il suo uomo, Gnazio, non cerca la verità sulla sua identità, le sue stranezze non sono che un vezzo da assecondare.

Del resto lei è una moglie e madre dolce e affettuosa, lavoratrice instancabile, la sua bellezza è solenne, antica ed eterna.