“Canti e Cunti ra me terra”: una recita per ricordare le tradizioni

“Un importante momento formativo che permette di prendere coscienza delle nostre radici”

MONREALE, 24 dicembre – “Canti e Cunti ra me terra” è il titolo dello spettacolo che quest’anno è stato ideato per la recita di Natale della nostra classe. Esso si inserisce all’interno di un progetto curriculare ed extracurriculare ed ha lo scopo di fare sco-prire le tradizioni della nostra terra ma anche di conoscere il dialetto siciliano, utiliz-zato dagli anziani come unico strumento di comunicazione in un passato non troppo lontano. Si tratta quindi di un momento culturale e formativo che permette di pren-dere coscienza delle nostre radici.

Nella recita si è messo in evidenza come si usava celebrare la novena natalizia (a Nu-vena) in Sicilia. Durante i nove giorni precedenti la vigilia di Natale i “ninnariddari” e i “ciarammiddari” andavano in giro per le case e sostavano davanti le “putie” ed ese-guivano di notte le cosiddette “ninnaredde” cioè delle cantate natalizie. Alla fine del-la novena vi era la tradizione che il capo famiglia o “u putiaru” regalasse al “ninnariddaro” o al “ciaramiddaro” un dolce tipico natalizio: “u cucciddatu” .
Un momento importante della “Nuvena” era la “scattiata da ciaramedda” davanti ad un altarino (la figuredda) cioè un piccolo presepe dove era posta un’icona che raffi-gurava la Natività. “A figuredda” addobbata con rami di alloro, agrumi e fiori era illu-minata da nove lumini o candele. Un’altra tradizione per celebrare la Novena era quella di “cunzari” a “Cona” cioè l’immagine della Sacra Famiglia. Sotto l’immagine si preparavano in segno d’offerta ceste con arance mandarini, fichi d’india, melograni nespole d’inverno e alcuni dolci tipici. Spesso però, da queste ceste i bambini più vivaci “spilluzzicavano” cioè prendevano a poco a poco, le prelibatezze lasciando le ce-ste sguarnite, da ciò il detto “manciarisi na’ Cona” cioè mangiare “a crepapelle”. I canti, le preghiere e le ninne nanne sono un momento molto importante che il popo-lo siciliano dedica al Santo Natale e che si conclude recandosi a Messa, poco prima delle mezzanotte, per partecipare alla funzione religiosa. Ma è il giorno di Natale che vede tutta la famiglia riunita attorno al tavolo con “la tovaglia rossa”, arricchito da porzioni di anelletti al forno con il “capuliato” (tritato), dal brociolone di carne, da arance, mandarini e buccellati. Alla fine della giornata, non può mancare la tradizio-nale giocata a tombola che riunisce grandi e piccoli.
Con questa recita intendiamo fare a tutti gli auguri di un Buon Natale, riflettendo sul messaggio sempre attuale di Amore e Tolleranza portato dalla nascita di Gesù Bambino.

 

 

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